A come attentato

C’è un muro dentro al Memoriale dell’11 settembre 2001 ricoperto di foglietti azzurri, in tante tonalità, che erano le tonalità del cielo di quella mattina. Solo l’idea era bastata a mandare in frantumi l’austerità del luogo, peggiorandola in lacrime. L’artista ha pienamente colpito nel segno, nel cuore, come colpirono gli aerei che quella mattina, mentre facevo le prove con la mia band, perchè allora avevo una band, nel capannone della casa di campagna di qualcuno. Si dimenticano tante cose nella vita, ma questa, non credo la dimenticherò mai. [Provate a pensarci…voi dove eravate quella mattina?]
Eravamo piccoli, impreparati, pienamente colti di sorpresa da tanta violenza. Forse, e potrei anche toglierlo, in tanti paesi africani o arabi, questa era (ed è) la normalità, ma noi non ne sapevamo nulla, o non ci interessava, invece l’America sì, quelli sì. Quelli erano come noi. Ed erano in ginocchio.
Tralasciando la milionata di ipotesi successive, a mente fredda, per cui non sarebbe stato nessun Bin Laden a far saltare in aria l’impossibile quella mattina, questo momento ha aperto ad una nuova condizione mentale che raramente ci poteva sconvolgere maggiormente i piani: la paura.
La paura di muoversi, di uscire di casa, di farsi cogliere impreparati.

Poco tempo dopo il muro del Memoriale, mi sono trovata ad un concerto con altre 30.000 persone. La musica univa i cuori, quei momenti tra sconosciuti in cui ti senti tra amici, un po’ come nel proprio salotto, a cantare tutti insieme le stesse parole, credendoci. Giusto il tempo di rientrare a casa per scoprire il fattaccio del Bataclan. Rendersi conto che quella ragazza che si buttava da una finestra per non essere colpita potevo essere io. Rendersi conto che stavano nuovamente colpendo qualcosa di tanto vicino, che amo profondamente come la musica, buttandoci dentro tanta ansia, così tanta da far desistere dal partecipare ad eventi del genere: ho sentito varie persone cercare di vendere il biglietto per il Modena Park di Vasco a causa di eventi come questo, e dopo Manchester.

Un nuovo attacco a New York, piccolo, quasi passato inosservato. Ho prenotato qualche giorno fa un volo per tornare li, nella grande mela, a perdermi per le sue strade. Ci porto i miei genitori. Li porterò in giro insieme a Lorenzo, sperando che si sentano protetti come mi sono sempre sentita in terra americana, indiana, inglese…in ogni posto del mondo. Li farò fermare davanti a quel muro, perchè non si deve dimenticare. Ma si deve avere sempre il coraggio di non farsi spaventare, di non rinunciare a niente per causa di altri, di non perdere le abitudini e le cose che ci fanno stare bene: è esattamente quello che vogliono, e non dovete darglielo mai.

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